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nr.5 - nuova serie - maggio 2002

redazionale

SULL'ESPERIENZA STORICA DEL SOCIALISMO

 Presentazione a Fasano (BR) degli scritti di Mao del 1956

Oggi sono mo lto pochi coloro che si occupano della Cina, non di quella attuale, ma di quella maoista, quella della Repubblica Popolare nata il 1 ottobre 1949, conseguenza storica di una rivoluzione che annovera tra i suoi fulgidi esempi la figura di Mao Tse Tung.

La maggior parte degli intellettuali borghesi, magari alcuni già fanatici sbandieratori del Libretto Rosso anni ‘68/69, giudica anacronistico parlare di un modello di società socialista in questo nuovo millennio, perché, a loro dire, ormai esaurito nello scorso secolo attraverso una esperienza di tipo fallimentare. A nostro avviso, invece, è proprio il marxismo-leninismo ed è proprio la critica e la metodologia maoiste a costituire lo strumento migliore affinché questo luogo comune sia smascherato in tutta la sua miseria.

Lo scorso 13 aprile nella cittadina di Fasano (BR) si è tenuto il seminario riguardante la Cina odierna, la sua situazione socio-economica e politica. L’apertura del seminario è stata coordinata da Giuseppe Quaranta che con la sua introduzione sulla Cina, dalla fine dell’ ‘800 alla vigilia della nascita della Repubblica Popolare cinese, ha posto le premesse da cui il compagno Ferdinando Dubla, ricercatore storico del movimento operaio dichiaratamente marxista, che ha tenuto la relazione principale del seminario, ha condotto la disamina sulla Cina dalla proclamazione della Repubblica Popolare sino ai nostri giorni.

Inoltre spazio è stato dato all’intervento dell’editore della Nuova Editirice Oriente, Michele Ludovico, per la presentazione del libro degli scritti di Mao del 1956 Sull’esperienza storica del socialismo.

Il pubblico presente all’iniziativa contava circa una ventina di unità, molti giovani e alla fine del seminario non sono mancati interventi che ponevano impegnativi quesiti su cosa, oggi, possa rappresentare una Cina comunista agli occhi dei comunisti occidentali.

Al contrario di quanto intellettuali benpensanti e funzionali ad un regime borghese possano dire o teorizzare, in quel di Fasano è emerso che non si può fare a meno di parlare e discutere di socialismo, di socialismo scientifico, ovviamente, di socialismo come esperienza storica del proletariato e non di socialismo poetico e modernamente utopistico.

 Di fatto utile strumento per la comprensione della realtà della Cina odierna si è mostrato proprio il nuovo testo sugli scritti del 1956 di Mao Tse Tung; in questo piccolo volume, pubblicato dalla Nuova Editrice Oriente e con introduzione e a cura dello stesso Ferdinando Dubla, troviamo lo scritto di Mao  A proposito dell’esperienza storica della dittatura del proletariato (5 Aprile 1956) e Ancora a proposito dell’esperienza storica della dittatura del proletariato (29 Dicembre 1956), un’appendice in cui sono raccolte le seguenti schede: Quando Mao indicò la luna, Cronologia degli “anni chiave” della rivoluzione cinese, La rivoluzione culturale del maoismo in Italia, Il movimento del ’68 e la genesi del maoismo militante in Italia, e nella parte finale del libro degli allegati-schede documentarie Viva il leninismo! e Fuoco sul quartier generale.

Il libro così composto si dimostra un utile strumento per la comprensione dello stato attuale di cose presenti oggi giorno in Cina: fatti documentati portano alla luce come nel paese più popolato del globo terrestre non sono lontani il ricordo e le gesta del compagno Mao; questi, tra non poche difficoltà, ha dovuto far fronte nel corso della sua vita, soprattutto nello snodo storico dell’anno 1956 (anno in cui Kruscev rende noto il rapporto segreto sugli “orrori” del compagno Stalin), ad una svolta, poco chiara, del socialismo non solo in Cina ma anche nell’ex Unione Sovietica. Mao cercherà di portare più chiarezza sul processo di “destalinizzazione” proponendo sì una interpretazione critica su quelli che furono gli errori soggettivi del compagno Stalin, senza però liquidare tutto un impianto che portò l’U.R.S.S. a livelli di superpotenza mondiale in poco più di un decennio. Negli anni ’60 e ‘70 Mao dovette inoltre far fronte a quelle che furono le linee degenerative all’interno del P.C.C., la linea di Liu Shao-Chi e la linea di Lin Piao, sino al 1976, quando la fiaccola di speranza che aveva accompagnato i cinesi si spense con la morte del compagno Mao Tse Tung, a cui seguiranno le direzioni di Hua-Guo-Feng e Deng Xiaping, fino al contemporaneo Jiang Zemin.

Certamente la Cina ha particolarissime condizioni che in occidente non è possibile non prendere in seria considerazione ed è soprattutto nella sua storia che comprende quasi per intero il XX secolo, che dobbiamo trarre i più fecondi insegnamenti così come fece Mao nei sui scritti del ’56, affinché siano consolidati i successi ottenuti e non di meno vengano evitati gli errori già commessi: la storia, quella del comunismo, non va rimossa, ma studiata, compresa e attualizzata ai giorni nostri, proprio come fece Mao in Cina:

“Quale nascita non è accompagnata da difficoltà e da debolezze? Quello che conta è il futuro. Per quante svolte e per quante fatiche possano aspettarci nel nostro cammino in avanti, l’umanità raggiungerà alla fine il suo luminoso destino, il comunismo. Non c’è forza che possa impedirlo.”

 (Mao,1956)

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