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![]() Angiolo Gracci, vice-comandante della Brigata "Sinigaglia", fondatore de 'Il Partito-Linea Rossa' ora su Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Angiolo_Gracci
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LE CRICCHE DEI POTERI FORTI DI SOSTEGNO AL REGIME DEI PADRONI
Un sistema ignobile di corruttele e favoritismi illeciti che configurano una vera e propria P3, di sostegno al governo del secessionismo leghista e delle destre imprenditoriali, che ha il mandato di mantenere i privilegi di classe e colpire i diritti e le tutele del mondo del lavoro. Ma i padroni sono alla ricerca di un assetto simile ma senza più l'ingombrante figura del cavaliere.
A questo proposito un post di Luigi De Magistris e di Oliviero Diliberto
Le indagini della magistratura evidenziano l’esistenza di un sistema illegale nella gestione del denaro pubblico con il coinvolgimento anche del capo della Protezione civile. Lo stesso a cui il Governo stava per concedere l’impunità giudiziaria nell’ambito della privatizzazione del Dipartimento, che doveva diventare una SPA per consentire ai signori della cricca di avere le mani ancor più libere ed i portafogli ancora più gonfi. Prima ancora della magistratura, gli aquilani - che inizialmente avevano, se non altro per disperazione, sperato nel presidente del Consiglio, il quale prometteva (falsamente) la rinascita dell’Abruzzo - hanno manifestato per la verità. In un contesto difficile: l’Aquila è militarizzata per cui anche distribuire volantini ed esprimere dissenso è sconveniente. E’ nato così il “popolo delle carriole”: cittadini che pacificamente chiedono alle istituzioni di dar conto dei soldi pubblici destinati alla ricostruzione; che vogliono capire perché fu sottovalutato il precedente sciame sismico sfociato nella scossa in cui crollò la casa dello studente, preferendo invece invocare – come fece Bertolaso - l’incriminazione per procurato allarme di uno scienziato ritenuto deviato; che insistono per la ricostruzione del centro storico e della stessa casa dello studente al posto della politica di “deportazione” dei cittadini aquilani verso altri lidi. Il Governo ha dato due risposte: la solita litania delle promesse di un’immediata rinascita – mentre gli amici di Berlusconi e compari fanno affari sui morti e sulla macerie – e l’incriminazione di esponenti del “popolo delle carriole”. Si è giunti addirittura a sequestrare le stesse carriole – con cui i cittadini trasportano i calcinacci della morte – in quanto corpo del reato. Il reato è quello di esprimere opinioni dissenzienti nei confronti di bugiardi e ladri di Stato. Come se tutto questo non bastasse, l’altro giorno a Roma gli abruzzesi – che sulla loro pelle hanno vissuto una tragedia che ha distrutto vite e storie – sono stati accolti dal manganello di Stato. Ritorna in tutta la sua virulenza la strategia della criminalizzazione del dissenso. Come per i no-global a Napoli e Genova nel 2001. Il regime non vuole dissenso. Gli italiani devono mettersi in testa che nel Paese va tutto bene. Non devono credere a magistrati sovversivi o giornalisti cattivi. Il popolo ha, invece, il diritto di sapere che cosa è accaduto in Abruzzo. Lo vuole capire l’Europa che ha destinato oltre 400 milioni di euro per questa area. I soldi pubblici non sono della cricca e non devono essere depredati dalla borghesia mafiosa: essi spettano alla ricostruzione. Vogliamo che con il denaro pubblico si ricostruisca l’Abruzzo nella sua storica bellezza, vogliamo sia restituita dignità ad un popolo onesto e coraggioso che non merita la repressione di Stato, magari ordinata da quegli stessi che, da un lato, depredano i soldi pubblici e, dall’altro, criminalizzano chi osa dissentire verso le menzogne di Stato. Luigi de Magistris

GOVERNO: DILIBERTO (PDCI), CASINI VANEGGIA SULLE LARGHE INTESE12/07/2010 14:07 | POLITICA - ITALIA | Fonte: irispress (IRIS) - ROMA, 12 LUG - "Casini vaneggia furti alla democrazia". Così il Segretario del Pdci Oliviero Diliberto in merito alla proposta del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini di costruire un Governo di larghe intese anche guidato da Berlusconi. "Se Berlusconi non ce la fa ad andare avanti non c'e' altra strada che le elezioni", ha aggiunto Diliberto. "Ogni altra scorciatoia non puo' essere percorribile: un governo di larghe intese condannerebbe il Paese a periodi ancora piu' bui di quelli attuali. Fortunatamente il Pd ha sgomberato il campo da equivoci e illazioni: ora chieda a gran voce il voto anticipato per il bene del Paese", ha concluso.
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C’è stata la Puglia di Gramsci ed era purtroppo la cella ristretta della casa penale di Turi, dove il grande dirigente comunista venne recluso dal luglio 1928 al novembre 1933. Un legame doloroso, dunque: ma anche i legami dolorosi possono diventare legami forti, intensi. Fu proprio in quella cella che Gramsci scrisse quel capolavoro di note e saggi poi raccolto successivamente nei “Quaderni dal carcere”, opera di raro e acuto ingegno che ancora oggi, specialmente oggi, viene studiata in tutto il mondo, un po’ meno in Italia, paese dove il revisionismo storico e politico ha corroso più di una coscienza. Quali erano le coatte condizioni che il detenuto in isolamento Gramsci doveva soffrire? Quale fu il rapporto con gli altri detenuti, i compagni, con il partito, con la sua famiglia? E’ possibile, attraverso testimonianze dirette, raccordare il personale al politico, che per Antonio, sardo coriaceo e marxista con gli ampi orizzonti dell’universo-mondo, “grande e terribile”, come scrisse lui stesso, erano fusi in un’unica e indissolubile unità? E’ quanto si cerca di stabilire in questo agile libretto, che riedita testimonianze preziosissime: quelle di Giovanni Lai, Sandro Pertini, Angelo Scucchia, Bruno Tosin, precedute da schede dei curatori che si soffermano sulla attualità estrema delle riflessioni gramsciane in chiave fortemente meridionalista (<<Gramsci a Turi>>), sulla validità di un impianto sociologico moderno dei “Quaderni” (<<Il pensiero gramsciano. Una prospettiva sociologica>>), un preciso inquadramento storico per i rapporti con il PCd’I (<<Gramsci a Turi e il partito>>); e concluso da una preziosa sitografia aggiornata.
Questo studio vuole essere un troppo piccolo risarcimento della Puglia a quel suo grande ospite nei nefasti anni della dittatura fascista, e, come ha scritto Colaninno nella presentazione, “un contributo utile a favorire il risveglio delle coscienze, in primo luogo di quelle dei giovani”.
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Il contributo di Massimo Giusto si iscrive pienamente in una nuova metodologia per lo studio e per l'analisi delle funzioni che le personalità della storia hanno svolto nel proprio tempo storico e oltre. L'autore, in collaborazione con i suoi studenti, fortemente attratti dalla mitica figura del rivoluzionario argentino, ha descritto sinteticamente il profilo di una figura che, a leggere"Il socialismo e l'uomo a Cuba", debitamente allegato al testo, non si accomoda alla vita, ma la interpreta per darle il senso etico più elevato, al fine di trasformare profondamente la società ineguale in un mondo senza l'oppressione delle catene dello sfruttamento. Giusto, che è laureato cum laude in Sociologia presso l'Università di Urbino, sposta il baricentro dell'analisi sociologica, non più intesa come fenomenologia di massa, ma come studio minuzioso degli aspetti soggettivi che mutano il corso della storia. La metodologia utilizzata rappresenta un valido strumento nell'ambito degli approfondimenti in campo storico-letterario.
Massimo GIUSTO (Taranto - 1963) Italy mgiusto63@libero.it
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ARCHIVIO NEWSLETTER ULTIMO NUMERO NEWSLETTER
Appello del PAME dalla manifestazione durante lo sciopero del 29/06/2010 alla classe lavoratrice e ai sindacati militanti d'Europa
Invito – convocazione del PAME:
- Per la classe lavoratrice dei paesi europei
- Per tutti i sindacati militanti d'Europa
- Per tutti i sindacalisti europei in lotta
Cari colleghi,
Vi inviamo una risoluzione – appello adottata oggi, martedì 29 giugno 2010, da
tutti i lavoratori di Atene che hanno partecipato alla manifestazione per lo
sciopero del PAME [Fronte Militante di Tutti i Lavoratori] davanti al Parlamento
greco. "Tutti noi, decine di migliaia di persone manifestanti in Atene,
esprimiamo ancora una volta la nostra completa avversità alle brutali misure
antisindacali del governo socialdemocratico. Misure a favore del capitale
monopolistico che sovvertono radicalmente le conquiste raggiunte nel corso di
decenni. Noi, senza compromessi, proseguiamo la lotta sulla base delle
rivendicazioni del movimento sindacale di classe del nostro paese espresse e
rappresentate dal PAME che raccoglie nelle sue fila migliaia di lavoratori dalle
organizzazioni sindacali nazionali, di categoria e aziendali.
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Il vaniloquio e il bizantinismo sono retaggio immarcescibile degli uomini. Marx non ha scritto una dottrinetta, non è un messia che abbia lasciato una filza di parabole gravide di imperativi categorici, di norme assolute, fuori dalle categorie di tempo e di spazio. Unico imperativo categorico, unica norma: “proletari di tutto il mondo unitevi” (..) Marx significa ingresso dell’intelligenza nella storia dell’umanità, regno della consapevolezza.”
Antonio Gramsci, Il nostro Marx, su Grido del Popolo, 4 maggio 1918 |
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